Pensavamo OpenAI fosse la terra promessa dell'IA, ma le cose si complicano. Un suo dipendente chiave ha appena sbattuto la porta, lanciando un'accusa pesante.
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03L'obiettivo è creare giochi più complessi e velocizzare la produzione di contenuti.
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Capcom si è data all'AI, e adesso?
Sembra che Capcom, la stessa che ci ha terrorizzato con i Resident Evil e ci ha fatto volare con Devil May Cry, abbia deciso che l'AI non è solo un mostro da videogioco. Al contrario, la vede come un'amica, o almeno una collaboratrice, per i suoi prossimi titoli. Prepariamoci a un futuro dove i giochi non saranno solo "fatti da", ma "fatti con".
Nonostante un suo gioco, Pragmata, parli degli orrori dell'intelligenza artificiale, in pratica lo studio giapponese non disprezza affatto la tecnologia. Durante la Capcom Open Conference RE: 2026, il programmatore Satoshi Ishida ha tenuto una presentazione dettagliata sul progetto REX. Questo progetto mira a evolvere il famoso RE Engine, il motore grafico interno, con capacità AI.
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Come useranno l'AI per i nostri giochi?
L'idea è semplice: accelerare i processi e rendere i giochi più ricchi, non solo tagliare il personale (almeno, questo è quello che dicono). Si parla di AI che aiuti a generare asset, animazioni e persino elementi di game design, liberando i creativi per pensare in grande. Insomma, un assistente virtuale, ma per i mondi digitali.
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Capcom prevede di integrare l'AI direttamente nel suo motore di gioco proprietario, il RE Engine, come parte del "REX Project". Questo significa che non useranno solo tool esterni, ma l'AI diventerà una parte strutturale del processo di creazione. Questo approccio potrebbe portare a un'efficienza senza precedenti, o a un sacco di bug generati da una macchina troppo zelante. Chi può dirlo?
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Cosa cambia per noi, i giocatori?
Per noi comuni mortali, quelli che i giochi li comprano e ci passano le notti, questa mossa di Capcom potrebbe significare due cose. Potremmo vedere giochi più ambiziosi, con mondi più dettagliati e animazioni fluide, realizzati in tempi più brevi. Oppure, potremmo non notare nulla di diverso, perché l'AI lavorerà dietro le quinte, a spingere i pixel e a ottimizzare i poligoni.
In ogni caso, la notizia è chiara: l'era in cui l'AI è solo un nemico da sconfiggere nei giochi sta finendo. Ora è anche la compagna di banco degli sviluppatori. Speriamo solo che non inizi a suggerire finali alternativi troppo deprimenti, o che non decida di prendere il controllo e rilasciare DLC a sua insaputa. Immaginate un boss finale che si è auto-generato, e non sapete come sconfiggerlo perché nemmeno gli sviluppatori lo sanno. Un incubo, no?