Apple finalmente ci prova: ecco il nuovo Siri con l'AI vera
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Mentre la concorrenza soffiava sulla IA da anni, Apple ha deciso che era arrivato il momento di smettere di aspettare. Il colosso di Cupertino ha svelato la prossima generazione della sua piattaforma AI, con un Siri completamente rinato — e gli investitori, onestamente, non hanno saltato di gioia.
In 30 secondi
01Apple ha presentato il nuovo Siri con AI vera, finalmente capace di gestire comandi complessi invece di chiedere sempre di ripetere.
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Cosa significa per te
Per te significa che il tuo iPhone avrà un Siri meno scemo (forse), ma Apple non ha ancora risolto il problema vero: cosa farci con un'AI, davvero. Molti competitor hanno già risposte interessanti; Apple sta ancora cercando la domanda giusta.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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Gli investitori hanno accolto l'annuncio con scetticismo: Apple arriva in ritardo, Google e OpenAI hanno già soluzioni più sofisticate.
03La speranza di Apple è integrare Siri in tutto l'ecosistema (iPhone, iPad, Mac) per renderlo utile nella vita quotidiana, non solo banale.
La situazione era diventata imbarazzante: tutti parlavano di intelligenza artificiale e Apple masturbava un assistente vocale che in fondo ancora domandava di ripetere il comando quando non capiva. Stavolta hanno deciso di fare sul serio, almeno a sentir loro. La nuova piattaforma AI è stata presentata come il tentativo di mettersi al passo con i big della Silicon Valley — OpenAI, Google, persino Amazon con il suo Alexa — in un mercato che ormai non è più opzionale, è vitale.
Il fulcro della storia è il nuovo Siri. Non sarà più quel pallido fantasmino che apre app quando gli chiedi il meteo. Secondo Apple, ora dovrebbe capire contesti più complessi, gestire compiti articolati e — soprattutto — non far sentire l'utente come un cretino ogni volta che deve ripetere la domanda. I dettagli tecnici sono rimasti nebulosi (come al solito con Apple), ma la promessa è quella di un assistente che finalmente pensa davvero.
Ah, ma c'è un però: gli investitori hanno accolto la cosa con uno scetticismo che griderebbe meno di un gatto in bagno. Non è che la gente non voglia AI — la voglia, eccome. È che Apple arriva con un bel ritardo e la gara di chi-ha-l'AI-migliore è già partita da una pezzo. Google ne ha di più sofisticate, OpenAI ha una marea di developer che ci costruiscono applicazioni, e Microsoft (che dei soldi di Satya Nadella ne ha in quantità) sta già integrando tutto in Windows.
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Ma aspetta — qui c'è il colpo di scena che Apple spera di giocarsi. Se c'è una cosa che sanno fare bene, è prendere quello che esiste già e metterlo in una scatola che funziona senza complicazioni. Il nuovo Siri potrebbe diventare interessante se riuscisse a integrarsi decentemente con l'ecosistema Apple — tutti gli iPhone, gli iPad, i Mac e gli smartwatch. Nel momento in cui apri il telefono e dici "Hey Siri, scrivi una email complicata mentre io guido", ecco che potrebbe avere senso.
Il vero tema è il timing. Annunci di AI sembrano quasi banali adesso, come dire "abbiamo anche noi un'app meteo". Apple aveva bisogno di sorprendere e invece sembra aver fatto... una mossa decente ma non rivoluzionaria. Gli investitori lo hanno capito immediatamente, da qui il ricevimento tiepido. Non è fallimento, è solo delusione — quella che arriva quando ti aspetti lo smartphone che guida la macchina per te e invece ottieni un assistente vocale che finalmente non ti fa impazzire.
Mentre il mondo tech discuteva di OpenAI, Anthropic ha piazzato la sua mossa. Hanno lanciato Opus 5, un modello che, dicono, quasi raggiunge il mitico Fable 5.