Apple ha promesso l'IA. Ha consegnato... un Siri più veloce
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Tim Cook è salito sul palco di WWDC con gli occhi dei visionario e ha annunciato che Apple avrebbe spinto i limiti dell'IA. Peccato che quello che è seguito somigliava più a un rateo dei ritardi accumulati che a una rivoluzione.
In 30 secondi
01Apple ha presentato 'Apple Intelligence' con Siri potenziato, ma arriva con 18 mesi di ritardo rispetto ai competitor.
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Cosa significa per te
Se usi un iPhone, il tuo Siri diventerà finalmente utile senza mandarti a impazzire. Se non lo usi, Apple ha comunque capito una cosa giusta — l'IA non deve essere lenta né mandare tutto ai server di Big Tech — ma è arrivata tardi alla festa e ha poco di nuovo da offrire rispetto a quello che Alexa e Google fanno già.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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L'IA gira principalmente sul dispositivo senza inviare dati ai server, differenza strategica rispetto a Google e OpenAI.
03Funzionalità annunciate (writing assistance, riconoscimento immagini) esistono già altrove, alcune arriveranno dopo il lancio iniziale.
Durante il keynote di apertura della WWDC 2024, Apple ha presentato quella che chiama 'Apple Intelligence' — un nome che suona importante e fa subito pensare a qualcosa di rivoluzionario. La realtà è leggermente meno cinematica: dopo anni a guardarsi indietro mentre concorrenti come Google e OpenAI correvano avanti, Cupertino ha deciso di raccogliere le briciole e riconfezionarle come strategia. Il focus principale è un Siri completamente ripensato, equipaggiato di veri modelli linguistici che — sorpresa! — lo rendono effettivamente utile invece del solito assistente vocale che ti chiede di ripetere tutto due volte.
Quel che è interessante (e leggermente ironico) è che Apple ha cercato di metterla sul suo terreno: integrazione profonda nei dispositivi, privacy first, tutto processato localmente quando possibile. È la classica mossa di un'azienda che arriva tardi ma vuole trasformare il ritardo in valore aggiunto. E funziona, fino a un punto: il fatto che l'IA giri principalmente sul tuo iPhone senza spedire dati ai server Apple è genuinamente attraente se paranoie sulla privacy ti tengono sveglio.
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Ma andiamo al sodo: gli annunci concreti sui dettagli brulicano di asterischi. Nuove funzionalità di writing assistance, migliori capacità di riconoscimento immagini, controllo dei dispositivi HomeKit potenziato. Tutte cose utili, tutte cose che Alexa, Google Assistant e ChatGPT fanno già da tempo. Apple le confeziona con il suo design minimalista e il suo ecosistema serrato — che per gli utenti Apple significa comodità reale, per gli altri significa "ancora la solita storia".
Il vero problema è il timing. Mentre il mondo scoppiava in chat sulla rivoluzione dell'IA generativa negli ultimi 18 mesi, Apple era ancora a rimuginare. Adesso arriva con una visione sensata e ben integrata, ma senza lo shock del nuovo. È come se una band importante aspettasse che tutti dimenticassero il genere musicale rivoluzionario che stava ascoltando, prima di suonare la loro versione decente.
E poi c'è il dettaglio che alcuni annunci sull'IA più avanzata non arriveranno nemmeno al lancio iniziale — come la capacità di completare conversazioni tramite ChatGPT integrato. La promessa del futuro rinviata al futuro stesso: il gesto perfetto di chi promette oggi quello che consegnerà domani.
Mentre il mondo tech discuteva di OpenAI, Anthropic ha piazzato la sua mossa. Hanno lanciato Opus 5, un modello che, dicono, quasi raggiunge il mitico Fable 5.