Cloudflare: le AI pagheranno gli editori per i contenuti?
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Le intelligenze artificiali hanno banchettato fin troppo sui contenuti altrui, gratis s'intende. Ora Cloudflare alza il muro, chiedendo un conto salato.
In 30 secondi
01Cloudflare impone alle aziende AI di distinguere i crawler per ricerca da quelli per addestramento.
02Entro il 15 settembre le aziende AI devono adeguarsi, o rischiano il blocco predefinito.
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Cosa significa per te
Questa mossa significa che le intelligenze artificiali che usi potrebbero diventare più "costose" o meno aggiornate se i loro creatori non pagheranno. Per gli editori, è una potenziale boccata d'ossigeno.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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03L'obiettivo è spingere le AI a pagare gli editori per l'uso dei loro contenuti.
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Le AI hanno un conto in sospeso con gli editori?
Cloudflare, la società che gestisce buona parte del traffico internet mondiale, ha deciso di intervenire nel dibattito sui contenuti usati dalle intelligenze artificiali. Ha introdotto una nuova politica per costringere le aziende AI a pagare chi produce i contenuti che usano per allenare i loro modelli. È un po' come un arbitro che fischia un fallo.
Per anni, i bot delle AI hanno rastrellato il web, ingurgitando articoli, notizie e immagini senza chiedere il permesso. Gli editori, intanto, si lamentavano di vedere il loro lavoro monetizzato da altri, senza ricevere un centesimo. Cloudflare, che siede al centro di questa rete, ha visto il problema ingigantirsi.
La nuova politica di Cloudflare, annunciata il 1° luglio 2026, mira a distinguere i crawler legittimi per la ricerca web da quelli usati per l'addestramento dei modelli AI. Questo significa che le aziende come OpenAI o Google dovranno giocare secondo nuove regole, o rischiano di restare fuori dal banchetto.
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Come faranno a distinguere un "buon" bot da uno "cattivo"?
Non è una questione di buono o cattivo, ma di scopo. Cloudflare chiede alle aziende AI di identificare chiaramente i loro "spider" che setacciano il web. Un crawler per Google Search è una cosa, un altro che alimenta un modello generativo è tutt'altra. Devono dichiarare le loro intenzioni, insomma.
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In pratica, Cloudflare sta dando agli sviluppatori di AI una scadenza: entro il 15 settembre, dovranno separare i crawler dedicati alla ricerca web da quelli che servono per addestrare le loro intelligenze artificiali o per far funzionare i loro agenti. È un po' come chiedere a un ospite di non rubare l'argenteria.
Se un'azienda AI non si conforma a questa direttiva entro il 15 settembre, i suoi crawler per l'addestramento saranno bloccati di default sui siti degli editori che usano Cloudflare. Questo potrebbe tagliare fuori le AI da una fetta enorme di dati freschi e rilevanti.
Immaginate un'AI che non può più leggere le ultime notizie o gli articoli specializzati. Diventerebbe velocemente obsoleta, un po' come un giornalista che legge solo enciclopedie polverose. La pressione per adeguarsi sarà enorme.
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E ora, chi paga il conto?
L'obiettivo non dichiarato, ma palese, è spingere le aziende AI a negoziare accordi di licenza e a pagare gli editori per l'uso dei loro contenuti. È un modo per riequilibrare i poteri, dando agli editori un'arma di negoziazione che finora non avevano.
Finora, le AI hanno avuto un accesso quasi illimitato e gratuito a una miniera d'oro di informazioni. Ora, Cloudflare sta mettendo un cartello "a pagamento" all'ingresso. Questo potrebbe finalmente dare un valore economico ai contenuti online, oltre a quello pubblicitario.
Sarà interessante vedere come reagiranno i giganti dell'AI. Accetteranno di pagare per l'addestramento? O cercheranno nuove fonti di dati meno "costose"? Di certo, il panorama dell'accesso ai dati per le AI sta per cambiare, e non poco.
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