Cosa Siri dovrebbe imparare da chi vince i premi di Apple
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I fondatori di Tiimo, l'app danese che ha appena vinto il premio di App dell'Anno di Apple, hanno un messaggio per Siri: potremmo fare molto meglio insieme. Mentre Tim Cook apre le porte del WWDC a Cupertino, il tema del momento non è la velocità o il numero di feature, ma qualcosa di più raro — il design inclusivo.
In 30 secondi
01Tiimo, app danese per ADHD, vince Apple App of the Year 2024 con design inclusivo.
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Cosa significa per te
Apple sta imparando che vincere premi non significa aggiungere feature, ma ascoltare davvero chi usa i tuoi prodotti. Se Siri diventasse meno generico e più consapevole delle esigenze reali delle persone, smetterebbe di essere un gadget che non usi e diventerebbe uno strumento che serve davvero.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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Le fondatrici chiedono a Siri di integrarsi con app specifiche invece di restare assistente generico.
03Piccoli team risolvono problemi reali meglio dei big tech che partono dalla tecnologia.
Tiimo è un'app di pianificazione visuale pensata per persone con ADHD e altre difficoltà cognitive. Non è il solito calendario minimalista che ti ricorda gli appuntamenti con notifiche aggressive: è uno strumento che aiuta davvero il cervello a organizzarsi, con card colorate, breakdown dei compiti e una logica che capisce i ritmi di chi la usa. Melissa Azari e Helene Nørlem, le due co-fondatrici, l'hanno creata partendo da un'esigenza personale — entrambe hanno ADHD — e il risultato è un'app che funziona perché ascolta chi la usa, non le convenzioni del design.
Adesso, sul palco di WWDC, il loro messaggio a Apple è diretto: Siri potrebbe diventare uno strumento accessibile davvero utile, se solo smettesse di essere un assistente generico e diventasse un partner intelligente per chi ha bisogni specifici. Non si tratta di aggiungere bottoni o feature nuove, ma di ripensare come funziona l'interazione vocale per chi magari ha difficoltà a formulare richieste complesse, o chi ha bisogno che il flusso sia più lento, più prevedibile.
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L'ironia è che Apple spende miliardi in intelligenza artificiale e machine learning, eppure uno dei problemi più comuni rimane irrisolto: Siri spesso non capisce quello che vuoi davvero, e ricominciare da zero è frustrante. Per chi ha ADHD o dislessia, o semplicemente per chi è stressato, ricominciare cinque volte è devastante. Tiimo ha risolto questo con un design che non presume nulla: mostra opzioni visive, permette modifiche al volo, non ti punisce se sbagli.
Ci sono altri esempi simili — app che hanno vinto premi proprio perché hanno capito una cosa che i big tech spesso dimenticano: accessibilità non è una feature opzionale, è il fondamento di un prodotto che funziona davvero per tutti. E mentre Siri sta evolvendosi verso "Apple Intelligence", il rischio è di aggiungere ancora più complessità a un assistente che già fatica a capire il basic.
Il punto che Azari e Nørlem portano al tavolo è semplice: se Siri potesse integrarsi con app come Tiimo, capendo il contesto, imparando dal modo in cui l'utente organizza il suo mondo, potremmo finalmente avere un assistente che non è solo veloce, ma anche intelligente nel senso umano del termine. Non è una critica, è un'osservazione: il meglio del design tech viene oggi da piccoli team che partono da un problema reale, non da grandi aziende che partono dalla tecnologia.
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