Deezer vi controlla le playlist: ecco chi sta usando l'IA per ingannare
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Mentre Spotify e Apple fanno finta di niente, Deezer ha deciso di giocare il ruolo del controllore e scan nare le tue playlist alla ricerca di canzoni generate da robot. Un'operazione che sembra più una frecciatina a chi non ha fatto i compiti, che una vera mossa di trasparenza.
In 30 secondi
01Deezer etichetta la musica generata dall'IA e offre di scansionare le tue playlist su Spotify e Apple Music.
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Cosa significa per te
Se ascolti musica in streaming, questo significa che sempre più canzoni nelle tue playlist potrebbero essere state create da un'IA, e ora almeno uno dei servizi ti sta avvertendo quando succede. Non è proprio una révolution, ma è il primo passo serio verso una musica streaming un po' più trasparente.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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Spotify e Apple hanno rifiutato la tecnologia di Deezer, preferendo sviluppare sistemi proprietari.
03Deezer, numero tre in Europa, usa questo strumento per evidenziare brani AI nei cataloghi concorrenti e proteggere gli artisti.
La storia è semplice e un po' divertente: Deezer è stato il primo tra i big dello streaming a etichettare la musica generata dall'IA. Ha perfino offerto questa tecnologia agli altri competitor, tipo Spotify e Apple, con l'aria di chi regala la soluzione al problema. Ma indovina un po'? Nessuno l'ha voluta. Apple e Spotify hanno preferito sviluppare i loro sistemi, Qobuz ha lanciato la sua tecnologia proprietaria. Deezer, non scoraggiato, ha deciso di passare al piano B: fare un giro nelle playlist dei tuoi account su altre piattaforme e farmi sapere cosa ha trovato.
Ora, prima che ti infuri per la privacy, respira: non è così invasivo come suona. Deezer non sta hackerando niente. L'idea è che tu colleghi il tuo account Spotify o Apple Music alla piattaforma Deezer, e il servizio analizza quello che stai ascoltando altrove per segnalarti se ci sono brani generati da IA. È come avere un amico colto che ti dice "hey, quella canzone che ascolti su loop è stata fatta da un algoritmo, probabilmente non è quello che credi".
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La mossa è effettivamente intelligente dal punto di vista del marketing. Deezer, che è il numero tre in Europa ma un gigante dimenticato rispetto a Spotify e Apple, finalmente ha un'arma: "Guardatevi le vostre playlist, forse non sapete nemmeno cosa state ascoltando". È un modo elegante di dire "il vostro Spotify potrebbe essere pieno di bidoni musicali".
Ma qui viene il bello: il problema dell'IA nella musica non è banale. Gli artisti si lamentano da tempo che il loro lavoro viene usato per addestrare modelli che poi generano canzoni che rubbano ascoltatori dalle classifiche. È un bel pasticcio di copyright e sfruttamento. Avere uno strumento che aiuta a identificare questi brani non è cosa da poco, anche se arriva da una piattaforma che la maggior parte delle persone probabilmente non usa.
Il vero colpo di scena è che Spotify e Apple, invece di usare la tecnologia di Deezer (che sarebbe stata la soluzione più rapida), hanno preferito fare da soli. Forse pensano che ammettere un problema significa sembrare deboli. O forse hanno già talmente tanto da pulire nei loro cataloghi che non vogliono accendere i riflettori sulla questione.
In definitiva, Deezer sta facendo il gioco del paladino della trasparenza, anche se la sua arma principale resta un'app che molti non hanno. Ma il messaggio è chiaro: la musica generata dall'IA non è più un esperimento futurista, è qui ora, e iniziamo a fare sul serio per identificarla.
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