F-35: Lockheed Martin chiama OpenAI per i jet da guerra
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Chi l'avrebbe mai detto? I caccia F-35 di Lockheed Martin useranno l'AI di OpenAI per risolvere calcoli e sfide fisiche complesse.
In 30 secondi
01Lockheed Martin sta usando ben 55 modelli di intelligenza artificiale diversi per le sue operazioni.
02OpenAI collabora direttamente con il team F-35 per affrontare problemi complessi di fisica e matematica.
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Cosa significa per te
Significa che l'AI non è più solo per i chatbot, ma sta entrando nel cuore dei sistemi di difesa. Questo solleva domande importanti su etica e controllo di queste tecnologie.
Costruire un aereo da guerra in meno di tre mesi? Sembra fantascienza, ma qualcuno lo sta facendo davvero. Una startup promette al Pentagono armi più veloci e a buon mercato.
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03L'AI non è più solo interna, ma entra nei sistemi d'arma autonomi e nella collaborazione uomo-macchina.
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Quanti cervelli artificiali servono per un jet?
Sembra che un solo modello di AI non basti più, neanche per i colossi della difesa. Lockheed Martin sta usando ben 55 modelli di linguaggio grandi () diversi in tutta la sua attività, un approccio che definiscono “model-agnostic”. In pratica, non si legano a un'unica tecnologia, ma prendono il meglio da ogni parte, trasformando l'AI da un gadget a un vero e proprio strumento di lavoro quotidiano. Dalle operazioni interne ai sistemi d'arma, l'AI è ovunque.
Questa strategia non è una novità, ma l'ampiezza dell'implementazione sì. Sarah Hiza, SVP di Tecnologia e Innovazione Strategica di Lockheed Martin, ha spiegato come testano l'AI prima di usarla. L'obiettivo è chiaro: integrare l'AI in ogni aspetto, dalla progettazione alla manutenzione. Chi l'avrebbe detto che la burocrazia militare potesse essere così… all'avanguardia?
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Cosa fa OpenAI con l'F-35?
E qui arriva il pezzo forte: OpenAI, sì, quella di ChatGPT, ora dà una mano anche ai jet da guerra. OpenAI collabora con il team dell'F-35 per risolvere complessi problemi di matematica e fisica. Non è fantascienza, ma pura ingegneria applicata. Questi non sono calcoli da scuola superiore, ma sfide che possono definire le prestazioni e la sicurezza di uno degli aerei da combattimento più avanzati del mondo.
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Immaginate un team di ingegneri alle prese con un'equazione impossibile. Ora, al loro fianco, c'è un modello di AI di OpenAI che macina numeri e scenari a velocità impensabili. L'AI, insomma, non si limita più a scrivere poesie o a generare immagini, ma si sporca le mani con problemi reali, quelli che fanno la differenza tra un volo perfetto e un grattacapo da milioni di dollari. Non male per una tecnologia nata per chiacchierare, vero?
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L'AI nei jet è sicura?
La domanda è lecita: mettere l'AI in un sistema d'arma così critico, è una buona idea? Lockheed Martin non è proprio l'ultima arrivata e Sarah Hiza ha chiarito che testano l'AI prima di usarla. La sicurezza è la priorità, soprattutto quando si parla di autonomia e collaborazione tra velivoli con e senza pilota. L'azienda sta esplorando il ruolo crescente dell'autonomia e del “crewed-uncrewed teaming”.
Questo significa che l'AI non decide da sola se sparare o meno, ma supporta i piloti, gestisce carichi di lavoro complessi e ottimizza le missioni. Dopotutto, anche i migliori piloti hanno bisogno di un copilota che non si lamenti mai. L'AI, in questo caso, è quel copilota silenzioso e velocissimo che risolve problemi che nemmeno noi riusciamo a immaginare, sperando che non decida mai di prendere il controllo per una pausa caffè.
Amazon ha un messaggio per le comunità che non vogliono data center AI: o li accogliete, o la sicurezza nazionale americana è a rischio. Un po' melodrammatico, non trovi?