Perché i giovani non trovano lavoro? (Spoiler: non è colpa dell'AI)
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I neolaureati stanno affrontando tassi di disoccupazione che non si vedevano dai tempi della recessione — ma secondo gli economisti, puntare il dito verso l'intelligenza artificiale è una scorciatoia comoda e sbagliata. Allora, cosa sta davvero succedendo nel mercato del lavoro?
In 30 secondi
01Disoccupazione giovanile ai massimi dalla recessione, ma l'IA non è la causa principale.
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Cosa significa per te
Se sei giovane e stai cercando lavoro, la colpa non è dell'intelligenza artificiale che ti ha rubato la posizione — è un mercato del lavoro che si è chiuso, dove le aziende pretendono esperienza da chi è appena uscito dall'università. La vera sfida non è competere con i robot, ma farsi spazio in un sistema che ha dimenticato come si forma la gente.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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Veri problemi: crisi abitativa, salari bassi, mancanza di stage retribuiti, rigidità del mercato.
03Le aziende chiedono esperienza per ruoli junior senza offrire formazione, non è colpa della tecnologia.
La narrativa dominante in questi mesi è semplice e affascinante: l'AI sta divorando i posti di lavoro, i robot prendono il posto dei giovani, fine della storia. Comodo, vero? Ma Allison Schrager, colonnista di Bloomberg Opinion ed economista, smonta questa teoria con dati alla mano. Il problema non è che le macchine intelligenti hanno deciso di rubare i lavori ai ventenni — è qualcosa di più banale e insieme più complesso.
Per capirlo, bisogna guardare a fattori che nulla hanno a che fare con l'AI: la crisi abitativa, i salari che non seguono l'inflazione, la saturazione di posizioni entry-level, la mancanza di stage retribuiti. I giovani non trovano lavoro perché il mercato è contratto, la competizione è feroce e le aziende — senza la pressione della disoccupazione — non hanno fretta di assumere chi non ha esperienza. L'intelligenza artificiale? È una scusa troppo affascinante per ammettere che la situazione è più "noioso fallimento delle politiche economiche" che "fantascienza distopica".
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Schrager punta il dito soprattutto sulla rigidità del mercato del lavoro moderno. Una volta, anche con un semplice diploma, potevi entrare in un'azienda e imparare il mestiere sul campo. Oggi? Ti chiedono tre anni di esperienza per una posizione junior, come se quella esperienza dovesse materializzarsi dal nulla. Gli stage sono spariti o non pagano. Le aziende preferiscono automatizzare compiti semplici piuttosto che investire nella formazione di persone giovani che potrebbero poi andarsene.
E qui arriviamo al paradosso: sì, l'AI sta cambiando il modo in cui lavoriamo, ma non nel modo in cui tutti pensano. Non sta eliminando lavori — sta trasformando i requisiti per accedervi. Se prima bastava un diploma e la volontà di imparare, oggi ti serve un diploma, esperienza, conoscenze specializzate, e magari anche una rete di contatti. Il vero problema non è la tecnologia — è che il sistema di accesso al mercato del lavoro è diventato più rigido e elitario proprio mentre la tecnologia avrebbe dovuto renderlo più fluido.
La conclusione di Schrager è tagliente: smettere di dare la colpa all'AI e cominciare a guardare le vere cause — dalla mancanza di mobilità abitativa all'erosione dei programmi di formazione aziendale. I giovani non hanno bisogno di paura nei confronti dei robot: hanno bisogno di politiche che rendano il primo lavoro effettivamente accessibile. Ma è meno sexy come titolo di giornale, no?
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