ShopMy: quando tutti diventano influencer (e vogliono guadagnarci)
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C'è una nuova piattaforma che promette a chiunque di guadagnare consigliando prodotti agli amici — basta un link, una commissione, e il gioco è fatto. Ma qui nasce il problema: se tutti cercano di venderti qualcosa, chi te lo consiglia davvero?
In 30 secondi
01ShopMy consente a chiunque di guadagnare commissioni condividendo link di prodotti agli amici.
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Cosa significa per te
Significa che il consiglio di un amico, che una volta era gratuito e (teoricamente) sincero, adesso viene fatto da qualcuno che ci guadagna. Non è male per chi consiglia, ma rende tutto un po' più sporco per chi ascolta.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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Il problema: quando tutti vendono, non sai se ti consigliano un prodotto per qualità o per soldi.
03L'affiliate marketing diventa di massa, moltiplicando venditori incentivati a spingerti verso acquisti.
ShopMy ha capito una cosa semplice ma geniale: gli influencer non sono solo le megastar di Instagram con milioni di follower. Sono anche i tuoi amici, i colleghi, quella persona random che commenta su un forum. Se dai a chiunque la possibilità di monetizzare i consigli sui prodotti, improvvisamente tutti diventano potenziali venditori. E il modello funziona — democratizza l'influencer marketing, lo tira giù dalle mani dei soliti noti.
Ma qui arriva il colpo di scena che Bloomberg ha messo in evidenza: quando tutti possono guadagnare raccomandando cose, come fai a sapere se mi consigliano davvero quel prodotto perché è buono, o solo perché ci guadagnano sopra? È la domanda più semplice e più fastidiosa del pianeta, e non ha una risposta facile. La fiducia online era già fragile; con ShopMy rischia di diventare una mercanzia.
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Il meccanismo è trasparente almeno in teoria: condividi un link, se qualcuno compra tramite quel link, prendi una percentuale. Niente di nuovo sotto il sole — è l'affiliate marketing che esiste da vent'anni. Solo che prima lo facevano i blog, gli YouTuber, le newsletter. Adesso lo può fare il tuo collega di ufficio, il barista che conosci, il tizio che hai conosciuto una volta a una festa. Il numero di persone incentivate a spingerti verso uno specifico prodotto si è appena moltiplicato per un fattore spaventoso.
L'ironia più grossa? ShopMy non è nata per questo. L'idea era creare uno spazio dove le persone potessero condividere le loro scoperte favorite e guadagnare un po' nel processo. Suona quasi nobiliare quando la dici così. Ma la realtà è che hai creato un esercito di venditori inconsci (o consapevolissimi, dipende dal carattere) che hanno tutto l'interesse del mondo a farti comprare cose.
Per ShopMy è un successo: più consigli, più link, più potenziali transazioni. Per chi riceve questi consigli? Beh, è un casino. Devi costantemente chiederti: questa persona mi sta aiutando o mi sta truffando? È il lato dark della democratizzazione — quando dai a tutti gli stessi strumenti, non tutti li useranno in buona fede.
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