Amazon beve 2,5 miliardi di litri d'acqua all'anno (e non è uno scherzo)
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Sapete quanta acqua bevono i server che vi mandano i pacchi in due giorni? Amazon ha appena confessato: 2,5 miliardi di galloni all'anno, cioè il 5% di tutto quello che consuma la città di Seattle. Non è esattamente una goccia nel bicchiere.
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01Amazon consuma 9,5 miliardi di litri d'acqua l'anno nei data center, il 5% dei consumi di Seattle.
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Cosa significa per te
Ogni gigabyte che scarichi, ogni ricerca che fai, ogni ordine con consegna rapida ha un costo in acqua che non vedi ma che esiste. Il problema è che con l'AI che cresce, questo costo sta per diventare ancora più pesante—e nessuno sa bene come affronterlo.
Pensavi che mettere 'AI' accanto a un'azienda bastasse per far volare le sue azioni? Beh, il mercato ha riservato una sorpresa amara quest'anno.
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L'acqua serve per raffreddare i server. Ogni ricerca, film scaricato o ordine online comporta evaporazione idrica.
03Google, Meta e Microsoft hanno gli stessi problemi. Con l'AI in crescita, il consumo idrico salirà ancora.
Il numero sembra buttato lì come una curiosità, ma è tutto tranne innocente. Amazon ha deciso di fare più trasparenza sui consumi idrici dei suoi data center, e il dato è stato sganciato probabilmente perché ormai nasconderlo diventava imbarazzante. Per capire cosa significa: 2,5 miliardi di galloni sono circa 9,5 miliardi di litri. Immagina di riempire 3,8 milioni di piscine olimpioniche. All'anno. Solo per i server di Amazon.
L'acqua serve soprattutto per il raffreddamento. I data center generano caldo bestiale—processare miliardi di richieste non è uno sport tranquillo—e l'acqua è il refrigerante più economico ed efficace che esista. Quindi in pratica ogni volta che scaricate un film, fate una ricerca, ordinate qualcosa, state facendo evaporare letteralmente acqua da qualche parte del mondo. È affascinante e leggermente disturbante allo stesso tempo.
Ma aspetta, c'è un però. Amazon non è la sola. Google, Meta, Microsoft—tutta la cricca dei big tech ha data center che bevono acqua come se non ci fosse un domani. E con l'esplosione dell'AI, il consumo energetico (e quindi idrico) di questi impianti è destinato a salire ancora. Il training di modelli grandi consuma una quantità di energia tale da richiedere ancora più raffreddamento. È come dire: "Più computazione, più acqua, più problemi." Non è difficile immaginare che tra qualche anno questa diventerà una vera questione geopolitica, soprattutto in regioni già in crisi idrica.
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Amazon probabilmente spera che ammettendo il numero a voce alta, la gente la smetta di farsi domande e pensi: "Ok, almeno sono trasparenti." E forse funziona. Il punto è che il numero da solo non dice granché—bisognerebbe sapere: quest'acqua è riciclata? Torna nel ciclo? Proviene da fonti sostenibili? Da qui non arrivano risposte. È trasparenza da social media, quella che ti mostra il numero grande e spera tu non faccia domande troppo scomode.
Intanto, mentre le aziende tech litigano su chi ha il miglior programma di sostenibilità, i fiumi veri hanno problemi veri. L'ironia è che il progresso digitale che usiamo tutti i giorni sta contribuendo a una crisi idrica che non vediamo. Non è colpa nostra, non è neanche colpa di Amazon in senso morale—è il prezzo di un'infrastruttura che non era stata pensata per un mondo dove serviamo miliardi di persone in tempo reale. Ma il prezzo esiste, e qualcuno lo paga.
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