
Centri dati AI: la guerra per l'energia è solo all'inizio
Tutti vogliono l'Intelligenza Artificiale, ma nessuno vuole il suo conto in bolletta. Dietro ogni chatbot e immagine generata c'è un mostro che divora energia e acqua.
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sabato 1 agosto 2026
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Tutti vogliono l'Intelligenza Artificiale, ma nessuno vuole il suo conto in bolletta. Dietro ogni chatbot e immagine generata c'è un mostro che divora energia e acqua.

Qualcuno si è chiesto: e se l'auto da corsa non fosse solo carbonio e benzina? Ora abbiamo la T70S, un bolide fatto di piante, vulcani e acqua di mare.

Dopo anni a bruciare miliardi in server e GPU, le big tech hanno un'notizia che non è esattamente champagne ma nemmeno acqua fredda: i ricavi dall'IA hanno superato i costi di ammortamento. Il problema? Il margine è così sottile che basta un respiro per svegliarsi di nuovo in rosso.

Un elicottero cade in mare e l'equipaggio si ritrova in acqua vicino allo Stretto di Hormuz — ma questa volta nessun uomo ha dovuto mettersi a rischio per salvarlo. La Task Force 59 della Marina Usa ha appena fatto la cosa che sembrava impossibile: un vero soccorso in mare affidato a una barca robot autonoma.
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I data center che alimentano l'AI bevono acqua come non mai, e le città cominciano a protestare. Amazon ha deciso di rompere il silenzio e raccontare al mondo quanto sia virtuoso il suo consumo idrico — ma c'è un problema: nessuno le crede davvero.

Mentre le aziende riversano miliardi nell'intelligenza artificiale come se fosse acqua santa, c'è chi grida al lupo: state spendendo una fortuna per fare cose che potrebbe fare uno stagista con una calcolatrice. John Zito di Apollo Global Management ha deciso di dire a voce alta quello che molti pensano sottovoce.
Mentre Seattle dice basta ai nuovi data center (grazie anche ai dipendenti di Amazon che hanno protestato), il colosso dell'e-commerce fa un'ammissione che profuma di tempismo: quanto consuma davvero in acqua. Spoiler: i numeri sono impressionanti, e non nel senso buono.

Il duopolio dei browser è ormai in crisi di identità. Mentre Chrome ingoia memoria come fosse acqua e Safari si chiede perché esiste, una manciata di browser intelligenti sta crescendo fra i margini, pronti a rubarvi il cuore (e i dati personali, no tranquilli, non li rubano).